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Memorie storiche e miti sfatati

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Tornare in Sardegna per noi disterrati è l'occasione per poter rivalutare idee date a volte per scontate. Come quella che i sardi sono sempre stati e sono tutt'ora isolati e marginali. O idee come quella della “costante resistenziale” sarda.

 

Passando per Orune e Bitti si ha l'occasione di visitare due complessi archeologici di estrema bellezza e importanza: il pozzo sacro di “Su Tempiesu” presso Orune, e il complesso di templi e altri edifici (incluso un singolare pozzo sacro con tanto di enorme vasca per le abluzioni) denominato “Su Romanzesu” presso Bitti.

 

La visita a questi siti è arricchita, è proprio il caso di dire, dalla competenza, la passione e la simpatia delle persone che li gestiscono in cooperativa: il visitatore ha l'occasione di apprendere molto da queste persone che non si limitano a comunicare la storia del sito. Le nostre guide sono riuscite a trasmettere ai visitatori un senso di continuità spirituale, hanno ricreato per noi un quadro vivace che dalla Sardegna del XII sec. ac si sfumava in aneddoti e rivincite raccolte dalla comunità locale. Il racconto fluiva intrecciandosi, come nemmeno il giro del falco sotto tutto quel sole, e non ci ha distratto neppure per un momento.

 

Il pozzo sacro di Su Tempiesu è una costruzione particolare che, grazie al suo buono stato di conservazione, dà una idea di come altri pozzi sacri in Sardegna potevano apparire imponenti ed eleganti. L'altra caratteristica particolare di quest'opera è il fatto una parte del materiale con cui é stata costruita proveniva da località distanti anche 40 KM. Questo dà l'idea di come la società nuragica aveva non solo le competenze e le risorse, ma anche la ricchezza per potere realizzare opere di una tale portata.

 

Il complesso di Su Romanzesu è invece impressionante per la sua estensione e complessità. In esso si trova un singolare pozzo sacro, almeno 3 templi a megaron, ed é stato rinvenuto un tempio unico in Sardegna per la sua struttura labirintica. Ci sono poi varie capanne di dimensioni notevoli, molto probabilmente usate per riunioni o simposi. Come se non bastasse tutto questo a impressionare il visitatore, la guida sottolineava quanto si stimi che solo il 20% di questo complesso nuragico è venuto alla luce.

La civiltà nuragica è stata diverse volte oggetto di fantasiose ricostruzioni, ma d'altra parte è anche poco valorizzata in quanto patrimonio non solo dei sardi, ma del mondo. La visita di siti come Su Tempiesu e Su Romanzesu induce ad alcune semplicissime considerazioni:

la prima è che la società nuragica doveva essere una società ricca e potente. Il numero incredibile di edifici nuragici presenti in Sardegna, la loro monumentalità e grandezza, la loro complessità, non fa che dare l'idea di una società ricca di risorse e capace. Già queste considerazioni non fanno che sfatare il mito della Sardegna predestinata ad essere povera.

Poi pensiamo al ruolo che la società nuragica aveva nel mondo. Nel complesso di Su Romanzesu sono stati ritrovati, per esempio, numerose collane e altri oggetti fatti d'ambra che proveniva dalle regioni baltiche (Svezia o Lituania). Gli antichi nuragici erano dunque in contatto con il resto del mondo e commerciavano con altre società – poi, come si sa, con i commerci spesso e volentieri circolano anche idee, competenze e professionalità, oggi come allora, che creano così reti di relazioni stabili. Ecco che l'altro mito di una Sardegna predestinata ad essere isolata e marginale, tagliata fuori dal resto del mondo, si dimostra infondato e ridicolo.

 

E dunque, se i nostri antichi sardi commerciava e si relazionavano col mondo, si sfata anche il mito della "costante resistenziale sarda", l'idea che i sardi siano sempre stati arroccati a difendersi contro il resto del mondo, abbarbicati nei loro usi e costumi ed impermeabili ad ogni influsso dall'esterno.

Insomma: possiamo ricordare con passione un passato che per certi aspetti rimane immerso nell'ombra, ma nello stesso tempo teniamo in seria considerazione ciò che questo passato ci rivela, perchè ci aiuta a rivalutare idee e miti che vorrebbero la Sardegna destinata ad essere povera, marginale, sconfitta. I lavoratori delle cooperative di su Tempiesu e su Romanzesu dunque svolgono non solo il loro lavoro benissimo, ma svolgono una funzione sociale e formativa di cui ogni sardo dovrebbe essere grato.

Raffaella Carta + Oliver Perra

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Commenti

giusto ieri pomeriggio mia fgilia faceva la stessa cosa (e io a distanza di sicurezza). Si avvicina a me una signora e dice : non si puo' lasciar fare cosi ai bambini poi si ammalano poi le loro mamme si lamentano che stanno male e non e' piu' finita. Io con un bel sorriso le ho risposto di star tranquilla la mamma ero io e se a mia fgilia fosse venuto il raffreddore non l'avrei cercata per chiederle di curarmela!!

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