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Referendum in Sardegna: la posizione del Disterru

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Le schede contate, i risultati ottenuti, potrebbe sembrare inutile indulgere in altre riflessioni sull'andamento e le conseguenze del referendum sardo di domenica scorsa. Noi invece siamo dell'opinione che tenere alta la guardia e l'attenzione in qualunque momento della vita politica sia essenziale se si decide di partecipare ad essa e contribuirvi in modo informato e propositivo. Continuiamo a parlare dei referendum sardi perche' come Disterru ci siamo distinti all'interno di ProgReS quando abbiamo cercato di spingere all'astensionismo motivato, mentre l'Esecutivo Nazionale ha preferito ragionare apertamente su ogni quesito ma lasciare al cittadino le conclusioni da trarre.

Pubblichiamo il nostro comunicato a posteriori. E' comunque significativo perche' invita alla riflessione sullo strumento referendario in generale e sulla qualita' politica che l'amministrazione sarda ha dimostrato fino ad oggi.

 

 

 

Progres Progetu Repùblica domenica 6 maggio invita i sardi all' astensione. Motiviamo politicamente la nostra decisione di astensione del voto per i referendum e ne diffondiamo le ragioni:
 
Si tratta di una lunga lista di quesiti disordinata e sproporzionata: alcuni sono quesiti abrogativi, altri sono consultivi, tutti però di materia politica; con questi referendum si consulta la popolazione su istanze che sono competenza giurisdizionale e decisionale delle amministrazioni provinciali e regionale. Perchè i provvedimenti politici su ora cui si consultano i cittadini non sono stati presi dai nostri amministratori che però chiedono un parere su materie politiche di loro competenza?
 
ProgReS invita tutti a non partecipare a questa consultazione perché se davvero si vogliono abolire i costi della politica e si vuole rendere la politica più democratica si dovrebbe lavorare per riformarla e riformare le istituzioni per avvicinarle il più possibile alla realtà dei cittadini. Riteniamo questi referendum opportunistici, non etici, antidemocratici.
Sono promossi da quella stessa politica clientelare che non mira ad altro che la stabilizzazione dello status quo e se questi referendum politici passassero avrebbe una conferma gloriosa che il proprio potere sulla Sardegna ed i sardi è intoccabile.
 
È opportunistico spingere per l'abolizione delle province (schede verde chiaro e scuro, rosa giallo, grigio, arancione). Non c'è stata una proposta dietro in cui si spiega come i piccoli e piccolissimi comuni sardi potranno poi avere voce e servizi dalla Regione che ne uscirebbe di certo centralizzata ed irraggiungibile.
È antidemocratico chiedere la riduzione dei numero dei nostri rappresentati in Consiglio  regionale (scheda celeste): in apparenza alla spesa pubblica viene risparmiato qualche stipendio. A fronte di questa insignificante conquista il popolo sardo perde l'occasione di influire maggiormente sul proprio destino. Alla diminuzione del numero dei rappresentati democratici corrisponde la diminuzione della possibilità democratiche di avere voce, di esserci, di dissentire e proporsi.  Meno politici uguale meno democrazia. Inoltre, cosa impedirebbe ai consiglieri rimasti di votare un provvedimento in cui si aumentano i compensi, anche se passasse il referendum marrone che impone una riduzione delle loro prebende? Il risparmio degli stipendi degli scomparsi verrebbe riassorbito in un battibaleno.
 
Il quesito della scheda viola è sicuramente il meno democratico tra tutti: questo è un quesito consultivo referendario che ci fa decidere su una delicata materia politica. Propone l'elezione diretta del presidente della Regione attraverso la tappa sempre obbligatoria delle elezioni primarie. Se passasse il sì, e quindi le elezioni primarie  fossero obbligatorie, ci troveremmo a scegliere per decidere se vogliamo andare a votare alle primarie, in cui però stabiliremo chi votare alle amministrative regionali. Questo quesito non è solo inutile e contorto ma è dannoso.
 
ProgReS sollecita l'astensione dal voto domenica 6 maggio. Gli unici vincitori sarebbero i circoli dei grandi partiti, appoggiati e finanziati dalla tanto vituperata casta la quale altro non vuole per la Sardegna se non mantenere l’attuale stato delle cose. Nessuna illusione. Le ragioni della nostra astensione escono rafforzate dal constatare come i referendum siano appoggiati da destra e da sinistra, celebrati come il grande cambiamento di cui la Sardegna ha bisogno, proprio da quegli stessi politici che la nostra terra la governano da anni.
ProgReS chiede ai cittadini di astenersi al voto, di scegliere di non partecipare a questo circo populista. Il vero cambiamento avviene solo dall’unione delle migliori forze, intelligenze e competenze di tutti. Progettiamo noi stessi il nostro futuro e il nostro cambiamento.

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