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Cuore sardo-bolognese

Messaggio di errore

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Fa riflettere l’articolo di Michele Azzu su l’Espresso riguardo alla crisi che Bologna sta attraversando e che sembra non evere fine. Fa riflettere perché, in quanto disterrati sardo-bolognesi - come ad alcuni di noi piace definirci- che vivono sotto le due torri, conosciamo bene questo momento molto difficile, anche sulla nostra pelle. Non si può fare una classifica di gradi di sofferenza. Piu' gravemente Michele Azzu non scrive per sentito dire: insieme a Marco Nurra è autore del blog, L’isola dei cassaintegrati, da cui nel 2011 hanno ricavato un libro.

Invece noi, che a Bologna ci viviamo, vogliamo credere che questa città abbia ancora un’autentica costante resistenziale, la stessa che ha permesso ai bolognesi di distinguersi in piu' di una circostanza storica per coraggio, inventiva, senso civico e sentimento di appartenenza.
 

Noi sardo-bolognesi amiamo Bologna per il senso di ospitalità, percio' l'abbiamo scelta per studio, lavoro ed investimenti affettivi profondi. Siamo arrivati a sentirci a casa – pur con tutti i distinguo necessari – e questo e' valido per tanti sardi illustri che qui sono passati, hanno lasciato traccia e magari sono rimasti. Amiamo questa città e anche noi ci si stringe un nodo alla gola ogni 2 agosto, per l’anniversario di quella maledetta bomba: il nodo diventa ancora più soffocante quando nella lapide in sala d’attesa leggiamo i nomi di Angela e Maria Fresu, di Nughedu San Nicolò. Amiamo questa città perché, ancora prima di Cagliari, ha voluto ricordare una nostra sorella che è stata portata via. Ogni volta che in piazza Maggiore vediamo il viso di Rossella Urru in una gigantografia appesa a Palazzo d’Accursio il cuore si gonfia perché rivogliamo Rossella, a lavorare e passeggiare per le strade di questa città come succede a noi che la viviamo da persone libere, tutti i giorni.

 

A Bologna le date simboliche come il 25 aprile e il 1 maggio sono ancora sentite e partecipate, anche se con minor slancio rispetto al passato. I sardo-bolognesi tra queste due date festeggiamo Sa die de sa Sardigna, il 28 aprile. Siamo cosi accomunati nelle celebrazioni delle liberazioni di ogni sopruso, sia fascista che savoiardo.

 

Bologna sta attraversando un periodo molto difficile.  Ma come sempre tiene botta. I bolognesi sono chiassosi, goliardici e sopra le righe, ma non si fanno intrappolare dalla speranza per l’attesa di un leader che gli possa far superare la crisi. Si organizzano in movimenti e in associazioni per fare fronte comune e spesso raggiungono l’obbiettivo.

E noisàteros puru tenimus botas e pees bonos pro arribare a s'indipendèntzia

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