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Prospettive storiche favorevoli all'indipendenza della Nazione Senza Stato del Kurdistan

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Attraverso le richieste politiche avanzate dalla società turca verso il suo governo potrebbe trovare spazio l'idea di un Kurdistan indipendente.

Continuano le giornate di protesta, iniziate un mese fa per ragioni ambientalistiche locali (salvare dalle ruspe gli alberi del Gezi Park, ad Istambul), cui si susseguono notti di violenza abbastanza brutale inscenata dal governo. La Turchia non vuole aderire né accogliere le richieste di migliaia di cittadini che stanno protestando contro decreti governativi di carattere religioso e restrittivi della libertà personale. A causa dell'ottusità politica dimostrata, la Turchia potrebbe perdere molta credibilità nella sue richieste di unirsi all'Unione Europea, che resta per ora in stallo.

Però, all'interno -ed a causa- della compatta manifestazione popolare, la voce della volontà del popolo curdo di rendersi indipendente potrebbe finalmente aumentare di volume. L'eco non è più quello delle armi, ma delle negoziazioni e delle proposte democratiche. Del resto già ai primi di marzo il leader del PKK (partito curdo dei lavoratori) Abdullah Öcalan aveva chiesto il “silenzio di tutte le armi”, e che la Turchia inizi a trattare con i portavoce curdi nel momento in cui si dovrà riscrivere la costituzione -corpus oramai antiquato e non adatto a sostenere la reale società turca, multietnica, multi-confessionale e sull'orlo di una secolarizzazione tormentata. Il governo turco sembrava essere disposto ad aprire appena uno spiraglio verso Ocalan (che vive in ergastolo ed in isolamento), autore di un insieme di scritti raccolti come la “mappa stradale per arrivare ad una nazione democratica che sia la comune patria al di sopra di tutti i paesi dove vivono i curdi”. Questa nazione va oltre la tradizionale idea di stato con le sue frontiere, è un'aggregazione sovranazionale regolata dal confederalismo democratico.

 

La cessazione del ricorso alla violenza come strumento politico ed, in più, il porsi alla pari del popolo curdo di fronte al governo turco -ed ai governi di Iraq, Syria e Medio Oriente in generale, dimostrano quanto i curdi siano pronti ad emergere ai tavoli di negoziazione politica internazionale, credibili ed autodeterminati, a richiedere l'indipendenza.

Il momento potrebbe infatti essere storicamente opportuno per loro: anche i recenti eventi in Iraq e Siria potrebbero essere strategici alla causa.

Magari gli Stati Uniti potrebbero manifestare la loro influenza spostando il loro peso diplomatico in favore dei curdi. La Turchia non sembra dimostrare molta capacita' di negoziazione ed apertura, al contrario il nuovo Kurdistan sarebbe per gli Usa una preziosa alleanza; si verrebbe a creare un piccolo paese al centro del medio Oriente dove gli Usa sarebbero considerati gli amici liberatori.

Osserviamo meglio la situazione attuale:

Una parte del popolo curdo vive all'interno dell'Iraq, sotto il regime autonomo KRG -Kurdistan Regional Government- un'istituzione moderna, militare ma con a capo un civile, ed hanno un parlamento nazionale istituito nel '92. Si tratta di una democrazia relativamente tranquilla (ed autonoma).

Un'altra parte del popolo curdo oggi occupa in modo pacifico alcune zone dell'estremo nord-est della Siria: vivono in relativa autonomia e non subiscono controlli né dal governo siriano né da ribelli.

I curdi in Iraq e Siria sono comunque soggetti a forze politiche (democratiche o meno) che nascono al di là dei loro territori, spesso in Turchia, e che rischiano di influenzare il loro futuro, compromettendo i rapporti locali ed internazionali. Queste “porzioni di stati” dovrebbero riconoscere di guadagnare qualcosa al sopraggiungere dell'indipendenza, altrimenti ostacoleranno il processo cercando di mantenere uno status quo a loro relativamente propizio.

La Turchia, dove vive la maggioranza dei curdi, si è sempre opposta alla loro indipendenza. Si tratta di un milione di persone, il 20% circa del totale dei cittadini, concentrati su un territorio al confine con Siria ed Iraq.

In questi ultimi anni però stanno mutando alcune questioni che potranno portare il governo turco a considerare possibile ed auspicabile l'indipendenza dello stato sovra-nazionale del Kurdistan, magari confederato con Iraq e Siria.

Fattori recenti positivi sono, per esempio, l'apertura di una università turca a Erbil, le trattative in corso tra curdi e governo turco per lo sfruttamento di fonti di gas naturale e la costruzione di un metanodotto, si spera la volontà dei turchi di non andare incontro troppo scopertamente al dispiacere diplomatico degli Usa nel trattare i diritti umani al proprio interno. Un fattore estremamente positivo è l'accoglienza unanime della richiesta di Ocalan di pace, ed inizio delle trattative diplomatiche.

 

Ai curdi dunque sarà possibile perseguire l'indipendenza sotto l'egida di tutte le nazioni democratiche: il percorso di questa particolare nazione senza stato verso la creazione di un governo autodeterminato andrà monitorata in modo speciale. Il risultato, il Kurdistan, creerebbe un'oasi di pace all'interno dei territori del medio Oriente, la patria che i curdi sognano da secoli; il resto del mondo democratico, senza sognare, deve aiutare e sostenere questa moderna istituzione, per far si che possa anche avere positive influenze sui problematici territori confinanti.

 

Raffaella Carta

 

 

 

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