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Campionissimo con la passione del web. Carlo Buccoli svela i segreti dell'hockey su prato.

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Il nazionalismo sportivo è uno dei tanti aspetti del patriottismo culturale che identifica una maglia con un territorio. In Sardegna l’identificazione del Cagliari Calcio con l’intera isola è la forma più vicina al nazionalismo sportivo. Negli ultimi anni, grazie agli ottimi risultati, lo stesso sentimento di appartenenza si avverte anche per la Dinamo Sassari Basket. Nonostante i grandi successi dell’S.G. Amsicora tutto ciò invece non avviene per l’hockey su prato. Proviamo a capirne qualcosa in più con Carlo Buccoli, attaccante dell’S.G.Amsicora, appena laureatosi Campione d’Italia. Cresciuto nel vivaio, Carlo è anche curatore del nuovo sito web della squadra di Ponte Vittorio e articolista per la Federazione Italiana Hockey.

 

Carlo, come ti spieghi che una disciplina così vincente in Sardegna non riesca ad accendere grandi passioni come altri sport?

Chi conosce l’hockey su prato ha un parente o un amico che lo pratica altrimenti è uno sport sconosciuto ai più. La vittoria dell’ultimo scudetto dell’Amsicora ha avuto ampio spazio nei giornali e telegiornali. Ma ciò accade solo in giornate come queste, con qualcosa di concreto in palio e con un gran seguito di pubblico. Per tutto l’anno le nostre partite, così come quelle delle altre compagini sarde, non hanno avuto più di un trafiletto nei quotidiani. In queste condizioni è difficile far emergere questo sport, accendere la passione. L’ultima notizia emersa che avesse attinenza con l’hockey su prato riguarda l’atleta australiana deceduta dopo aver ricevuto una pallinata. Queste sono cose che distorcono la realtà: la gente pensa sia uno sport pericoloso. In realtà, non essendo l’hockey uno sport di contatto come calcio o rugby, gli infortuni sono molto più sporadici di quanto si pensi.

 

Luciano Pinna nel suo saggio Fenomenologia dell'hockey su prato scrive che “il suo successo sia costantemente avversato o tenuto a freno da soggetti e gruppi di potere che vedono nella sua esistenza, un grande pericolo per il perseguimento di interessi privati e personali”. C’è realmente questa sorta di congiura a danno dell’hockey?

Congiura è un po’ esagerato. Se ci fosse non sarebbe solo a danno dell’hockey su prato. Ci sono altri sport poco seguiti e pubblicizzati e alcuni hanno esponenti con medaglie olimpiche al collo. Non è sicuramente facile spingere le masse verso uno sport nuovo dall’oggi al domani, soprattutto se lo sport non è di immediata comprensione. Bisogna fare un lavoro nelle scuole, provare a far accendere la passione nei bambini, nella speranza di farlo diventare sempre più comune e conosciuto, così come sta facendo l’Amsicora negli ultimi anni. Prima di pensare a congiure e complotti proviamo noi a valorizzarlo.

 

Tra i valori che lo sport trasmette spesso c’è anche l’attaccamento ad una maglia e ad un territorio. L’esempio del Barcellona – la cui società sportiva include altre discipline oltre al calcio – è il più lampante. Pensi che possa essere anche il caso dell’S.G. Amsicora?

Assolutamente sì. Oltre all’esempio del Barcellona e della sua cantera, c’è anche quella dell’Athletic Bilbao che tessera solo giocatori baschi o oriundi. La società Amsicora ha fatto di necessità virtù e, a parte due elementi, tutti i giocatori sono nati e cresciuti a Cagliari e nel suo vivaio, allenatore compreso. Penso che il successo di quest’anno sia in parte figlio di tutto ciò. C’è stata la voglia e la determinazione da parte di tutti di riportare la Sardegna nell’èlite di uno sport.

 

Come accade in altri campi – musica, politica, cultura – le nuove tecnologie permettono di diffondere gli interessi accrescendo la passioni. Tu sei tra i curatori del nuovo sito dell’Amsicora: ho notato che invece le altre squadre sarde sono un po’ indietro nello sfruttamento degli strumenti web.

Non è semplice curarne uno. Uno spazio web rappresenta dei costi e decidere di investire soldi verso uno strumento al solo scopo di informare non è da tutti. Altri sport possono contare su un ritorno economico dettato dagli sponsor o dalla vendita di merchandising. Nell’hockey tutto ciò non accade. Comunque rispetto a tre/quattro anni fa con i social network si sono fatti importanti passi avanti. Grazie a Twitter, e alla collaborazione di tutte le squadre, è possibile avere un livescore delle partite. Su Facebook tutti hanno la propria pagina nella quale inserire news e cronache. Sembra poco rispetto ai grandi siti web aggiornati ogni secondo, ma per l’hockey è una svolta interessante.

La prassi di tesseramento dell’Athletic Bilbao, che tu hai citato, ha forti connotazioni nazionalistiche. Lo sport spesso diventa cassa di risonanza di istanze politiche, come dimostrato di recente anche dalla solidarietà manifestata dalla Dinamo Sassari verso i lavoratori della E.On. Può accadere anche nell’hockey?

La vedo dura. Il basket è uno sport seguitissimo, con grande risalto nei media e nelle tv, in cui le partite vengono trasmesse in diretta, con grande seguito di pubblico, soprattutto in queste fasi di playoff scudetto. E.On con la Dinamo Sassari, così come la CarboSulcis con il Cagliari Calcio, hanno avuto la possibilità di far sentire la propria voce. In sport seguiti le squadre possono essere una cassa di risonanza: nell’hockey, oggi, purtroppo no. Basti pensare che per la nostra festa scudetto, tutti i gadget – dalle trombette alle bandiere, dalle parrucche alle magliette celebrative – sono state acquistate da giocatori che hanno le possibilità. Tutto è stato organizzato dalla squadra. È difficile provare a risolvere i problemi di chi ha bisogno quando i nostri problemi, sicuramente meno drammatici e importanti, vengono risolti da chi il sabato scende in campo.

Della conquista del 21° scudetto dell’Amsicora, delle altre squadre sarde, di divulgazione dell’hockey su prato e di sentimento di appartenenza ne parleremo più ampiamente nel n.7 del magazine del Disterru "Su Bandu", in uscita a giugno 2013.

 

by Franco Arba

Many thanks to Carlo Buccoli.

 

 

 

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