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Tanti popoli una lotta: 17 Aprile Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Politici.

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Il 17 aprile scorso, diversi popoli, comunità ed associazioni in lotta in tutto il mondo hanno celebrato la Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Politici, per reclamare la libertà di tutti/e i prigionieri politici, la fine delle torture e delle sopraffazioni.

 

Questa celebrazione si è svolta per la prima volta nel 1974 in Palestina, in seguito alla liberazione di Mahmoud Hijazi Baker, rilasciato dopo uno scambio di prigionieri con Israele, poi ripresa dal movimento di liberazione basco nel maggio 2004, durante la “Conferenza Internazionale sui Prigionieri Politici nel XXI secolo” , in Euskal Herria. Tutti i popoli in lotta per la loro libertà, presenti a questa conferenza, hanno deciso di fare di questo giorno (17 aprile) la “giornata internazionale dei prigionieri politici”. Con delle azioni simboliche, sostengono l’impegno di migliaia di prigioniere e prigionieri politici incarcerati nelle prigioni di più di cento stati del pianeta

 

Gli stati oppressori usano quasi esclusivamente la repressione contro ogni forma d’opposizione politica che contesta il potere stabilito. Arresti senza alcuna garanzia dei diritti del sospettato, sequestri, torture, imprigionamenti, esilio in carcere sistematico, sono il destino quotidiano di migliaia di militanti delle lotte di liberazione nel mondo. Tutti questi atti costituiscono delle inammissibili violazioni dei diritti umani.

 

La persecuzione politica, la repressione e la violazione dei diritti umani fondamentali esercitate dallo stato oppressore, obbligano i prigionieri reclusi in diverse carceri ad effettuare uno sciopero della fame in difesa della vita, della libertà e della giustizia. Il digiuno è una pratica antichissima, che negli ultimi tempi è stata scelta altresì come forma pacifica nel manifestare proteste legate alla politica, all’etica, a disagi sociali.

 

Questa pratica fu usata anche dai repubblicani irlandesi  fin dal 1917. Tra gli anni 80/81 ci furono due scioperi della fame nel carcere nord irlandese di Long Kesh. Il primo sciopero della fame durò dal 27 ottobre 1980 al 18 dicembre 1980, mentre il secondo sciopero della fame durò dal 1º marzo 1981 al 3 ottobre 1981. Bobby Sands fu il primo di dieci prigionieri repubblicani irlandesi, militanti dell'IRA e dell'INLA, a morire durante il secondo sciopero della fame  1981. Questo sciopero della fame fu una protesta contro la revoca del governo inglese dello stato di prigionieri di guerra per i prigionieri paramilitari  nell'Irlanda del Nord.

 

In Palestina la lotta dei prigionieri politici è conosciuta come la “Battaglia delle pance vuote”. In 1500 iniziarono lo sciopero della fame per il miglioramento delle durissime condizioni carcerarie e per la fine dell’uso della pratica della detenzione amministrativa. La lotta va crescendo, e ad oggi sono 2300 gli scioperanti, un forte segnale di resistenza che sta crescendo tra gli oltre 4300 detenuti palestinesi.

Al febbraio 2013, i prigionieri politici baschi erano 613, di cui solo 8 detenuti in carceri d’Euskal Herria: il resto si trova disperso in 47 carceri spagnole e in 29 francesi.

 

Anche in America Latina si è voluto ricordare il significato che assume questa giornata con una serie di manifestazioni. Al pari dei numerosissimi popoli in lotta, anche quello Mapuche si trova a combattere la forte repressione da parte dello stato cileno. Centinaia di Mapuche sono stati arrestati e processati per diverse accuse tutte collegate all’occupazione delle terre, ai sabotaggi ai danni delle multinazionali dello sfruttamento del legname ed alle azioni di autodifesa contro le forze di polizia ed i gruppi paramilitari. Dal 23 di settembre del 2012 hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza, accusando lo stato cileno di negare loro il diritto a un giusto processo, alla presunzione d’innocenza e di non rispettare gli accordi internazionali firmati per la protezione del popolo mapuche.

 

Questa giornata diviene sempre più un punto di connessione tra le varie lotte contro la detenzione politica e la repressione dei vari paesi. Un modo per ricordare l’impegno e la determinazione di chi lotta costantemente per la propria libertà e per i propri diritti, dall’interno delle carceri e da fuori. Affinché la lotta del popolo curdo e basco non sia separata dalla lotta del popolo palestinese, e non possa essere separata dalla lotta di quanti in tutto il mondo si battono per l’indipendenza e l’autodeterminazione del proprio popolo, dall’ America Latina all’Africa, ma anche in Europa.

JUSTICE FOR POLITICAL PRISONIERS IN THE WORLD

 

many thanks to

Depalmas  M.Grazia

 

 

 

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