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Al Camp Nou le stelle non stanno a guardare

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Una delle caratteristiche che contraddistinguono il nuovo indipendentismo sardo è la ricerca costante di confronto con le altre realtà di nazioni senza stato, e in particolare con le realtà europee. Tra queste, il modello catalano è certamente quello con cui ci si confronta più spesso, sia per la vicinanza geografica sia per la necessità di studiare le modalità che l'hanno portato al successo.

 

Le idee indipendentiste trovano un grande riscontro in tutta la società catalana, compreso l'ambito sportivo. L'esempio più famoso è ovviamente il Barcellona Footbal Club, chiamato più comunemente il Barça. Il Barça è molto di più di una squadra di calcio: è uno dei simboli più importanti dell'identità catalana. E questo sin dai tempi bui della dittatura franchista. I colori sociali sono i mitici blaugrana. Lo stadio dove gioca il Barça è il Camp Nou: lo si può definire una cattedrale laica, con i suoi quasi centomila posti a sedere. Qui il Barça ha costruito la sua storia, sin dai tempi di Johan Cruyff negli anni '70 del secolo scorso, per arrivare ai giorni nostri con la stella di Messi in campo ed il carisma di Guardiola in panchina.

Come ogni grande squadra a livello mondiale anche il Barça ha i suoi eterni rivali, in questo caso il Real Madrid, le “Merengues” (dal colore Bianco della maglia).

 

Quella che è andata in scena domenica 7 Ottobre 2012 al Camp Nou di Barcellona non è stata soltanto l'ennesima sfida tra questi due giganti del calcio mondiale, ma come altre volte è stato un incontro impregnato anche di significati politici. Forse questa volta come non mai. Infatti di fronte ai blaugrana agli occhi dei catalano non era schierato solo l'undici madrileno allenato da José Mourinho, bensì anche il simbolo del potere centrale casigliano. Per la cronaca sportiva l'incontro è finito in parità, 2 a 2, ma quello che resterà impresso nella memoria collettiva sarà sicuramente lo spettacolo che si è visto e sentito sugli spalti all'inizio della partita, quando i quasi centomila spettatori presenti hanno formato una coreografia con dei cartoncini colorati che riproducevano i colori della bandiera catalana con la scritta Barça, o come quando al minuto 17.14 tutto lo stadio ha iniziato a scandire la parola independencia. Lo stesso minuto 17.14 è simbolico in quanto ricorda la data del 1714, quando - durante la guerra per l'indipendenza, scoppiata nell'ambito della Guerra di successione spagnola (la stessa in seguito alla quale i Savoia diventano re di Sardegna), le truppe franco-ispaniche fecero il loro ingresso a Barcellona.

 

Quella di domenica scorsa è stata l'ennesima prova di quanto forte sia il sentimento di indipendenza in Catalogna in questi ultimi tempi. Un mese fa, precisamente l'11 settembre scorso, una folla immensa (calcolata in 1,5 milioni di persone) è scesa in piazza in una manifestazione a favore del indipendenza, in occasione della festa nazionale catalana della Diada. In tale circostanza Pepi Guardiola, ex allenatore del Barça appunto, amatissimo dai tifosi, in collegamento da New York ha pronunciato la frase: “un voto in più per la Nuova Catalogna”.

 

È notizia di questi giorni che il governatore della Generalitat (il parlamento catalano) a breve scioglierà il parlamento stesso, per indire nuove elezioni e poi successivamente un referendum per l'indipendenza. Ad oggi i sondaggi dicono che un 54% abbondante dei catalani è favorevole all'indipendenza. È chiaro che tutto questo ha suscitato le forti reazioni da parte del governo centrale di Madrid, come è chiaro che nei mesi a venire molte cose andranno a cambiare nei rapporti tra il governo centrale e la Catalogna. In tutto questo anche lo sport, il calcio, il Barça, avranno il loro peso, e c'è da scommettere che le stelle, in questo caso sportive, non staranno a guardare.

 

by

Giovanni Mundula

 

 

 

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