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5 i like della vacanza indipendentista in Sardegna

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1) scoprire come le persone comuni inizino a conoscere e rispettare i siti archeologici, anche quelli in su corr' e sa furca or off of the beaten tracks.

 

2) osservare dal vivo generosità, talento e modestia, distribuiti e scambiati a piene mani. Come quella sera a Monserrato, con Michela Murgia invitata dall'associazione talassemici e dall'organizzazione della Monserratoteca. Il sole non tramontava mai.

 

3) andare appositamente a controllare che Ovidio Marras abbia il suo accesso quasi secolare alla spiaggia ed ai terreni. Si, c'è ancora tutto, grazie non certo al cielo.

 

4) rendersi conto che in una tavolata non è il vino che rende amici ma strani passaparola che spaziano dai Manga all'agricoltura biodinamica passando per la pratica rigenerativa del “Gigantismo”, intrecci collettivi di voli pindarici possibili esclusivamente alla mia generazione, e che quasi alleviano le scottature sulle mie spalle quarantenni

 

 

5) il puro caso di ascoltare alla radio una gran bella canzone italiana totalmente dimenticata. Lauto premio dopo aver fatto l'obbligatoria  gimkana tra radiomarie e/o radiopadanie la cui recezione è sempre e comunque perfetta in tutta la SRD

 

5 don't like di una vacanza indipendentista in Sardegna

 

1) gli sguardi schifiltosamente sorpresi della gente comune, che mi sento addosso mentre raccolgo pezzi di plastica e altre schifezze lungo la battigia e tra le gambette dei loro bebè al bagno. Ma scusa, perché non lo fai anche tu? O tu sei uno che la butta, la plastichina cosi innocua?

 

 

2) sperare che tanti nuraghi che appena affiorano tra stoppie e lecci ritorti rimangano dormienti e sconosciuti ancora per millenni, o almeno fino a che, alle prossime elezioni comunali, non si faccia largo una seria lista civica che capisca che la ricerca storica abbinata ad una sensibile archeologia turistica rendono alle casse comunali quanto nessun emiro potrà mai offrire.

 

3) osservare come in tanti ci si vanta di conservare le tradizioni e perpetuarle con orgoglio. Dalla puzzolentissima bottarga sulle orecchiette pugliesi (!?!) alla maledetta mezza orecchia prestata con sgarbo ai racconti e le idee dei disterrati. Che magari per lavoro hanno la responsabilità di un intero dipartimento di scienze sociali presso un' Univeristà straniera, ma una volta in vacanza non possono più capire, non possono immedesimarsi, non sono più veri figli di mamma Sardegna perché l'hanno abbandonata.

 

4) l'obbligo di usare la macchina, sempre e comunque, perché niente è a portata di mano, nemmeno in un centro storico cittadino.

 

5) le zaffate schifose del nuovo inceneritore di Macchiareddu. Ma peggio ancora il fatalismo orribile delle 100.000 persone residenti a poca distanza che le sopportano, perchè sono aromaticamente alternative al puzzo al metano della Saras.

 

by

Raffa Carta

 

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