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Bellas mariposas

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Bellas mariposas

 

di Sergio Atzeni

 

NARRATIVA

 

Sellerio editore

Numero pagine: 129

Palermo 1996

     

Questo piccolo volume curato da Sellerio Editore contiene due racconti dello scrittore Sergio Atzeni, tra l’altro assai diversi tra loro.

Non a caso, si tratta per la precisione del più vecchio racconto dello scrittore, Il demonio è cane bianco (1964), e del più recente, Bellas mariposas (1995), peraltro mai divenuto definitivo perché la morte ha colto Atzeni prima che potesse rivederlo.

Il primo racconto ha un tono fiabesco e fantastico, benché venato di noir dal sapore un po’ grottesco.
Anche se, tra venditori di acqua, erbaluzza, pozzi pieni di cavaderi, puledri verdi e compagnia bella, la sensazione è che l’autore, rivisitando una leggenda popolare dell’entroterra sardo, più che raccontare una fiaba parli dell’ottusità umana.
In questo senso, mi ha ricordato abbastanza da vicino il già recensito La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi.

Bellas mariposas, il secondo racconto, sposta invece la sua ambientazione da un entroterra boschivo e campagnolo alla periferia della Cagliari odierna, e si presenta viceversa come uno scritto ruvido, rozzo e volgare.

Anche se, occorro dirlo, il tono tanto volgare da risultare quasi offensivo e provocatorio è in parte addolcito da un’ironia di fondo non indifferente, a momenti strepitosa (grazie anche a un riuscito mix di italiano, peraltro volutamente malmenato da una grammatica e da una punteggiatura a dir poco carenti, e di sardo-casteddaio, che non mancherà certo di fari ridere coloro che lo comprenderanno).

Tanto che la sensazione iniziale, di disgusto e fastidio, viene con la lettura tramutata in una sorta di allegra e disincantata partecipazione del lettore alla lettura.



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